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	<title>YaiaDesign.com - Graphic Design and stuff...</title>
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	<description>Portfolio &#38; Blog</description>
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		<title>Il dilemma del grafico freelance (in altre parole: quanto dovrei farmi pagare?)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 07:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita Freelance]]></category>

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		<description><![CDATA[Quali sono le tariffe da applicare? Quanto chiedono gli altri? Aiuto, cosa devo fare? Ok, siete dei grafici freelance, avete già dei clienti e dovete decidere che prezzo avete. Già&#8230; che prezzo avete? Cominciamo immediatamente col dire che, ad oggi, una risposta univoca, solida, indiscutibile a questa domanda non c&#8217;è. Detto questo, una rassicurazione: il metodo per stabilire il giusto compenso per quello che fate con tanta dedizione e fatica c&#8217;è, ovviamente. Prima di tutto fate un giro su internet, google vi indicherà discussioni aperte (e mai chiuse, aggiungo) da grafici che si sono trovati nella stessa situazione, ma anche tariffari ufficiali ed ufficiosi di grafici freelance e agenzie. Giusto per darvi qualche informazione aggiuntiva, pare che la prassi preveda la consultazione di un tariffario ufficiale (il tariffario AIAP), che però bisogna comprare. Al costo di 40 euro. Ho pensato che potevo farne a meno, scommetto che lo penserete anche voi Il mio consiglio: non fermatevi all&#8217;italia, buttate un occhio anche alle tariffe estere, prendete appunti e cercate di fare una media più o meno seria di tutto. (Potete anche sbirciare la pagina delle MIE tariffe per scoprire a quali conclusioni sono arrivata io). Fatto? Bene. Il prossimo punto rappresenta il nocciolo della questione. Il tariffario che avete stilato vi sembra difficile da applicare? Avete la sensazione di rubare e, peggio, siete quasi certi che al primo preventivo riceverete, invece di una firma, una grassa risata accompagnata da una pernacchia? Ok, andiamo avanti e cerchiamo di scoprire, nel caso ce ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2> Quali sono le tariffe da applicare? Quanto chiedono gli altri? Aiuto, cosa devo fare?</h2>
<p>Ok, siete dei grafici freelance, avete già dei clienti e dovete decidere che prezzo avete. Già&#8230; che prezzo avete?<br />
Cominciamo immediatamente col dire che, ad oggi, una risposta univoca, solida, indiscutibile a questa domanda non c&#8217;è. Detto questo, una rassicurazione: il metodo per stabilire il giusto compenso per quello che fate con tanta dedizione e fatica c&#8217;è, ovviamente. Prima di tutto fate un giro su internet, google vi indicherà discussioni aperte (e mai chiuse, aggiungo) da grafici che si sono trovati nella stessa situazione, ma anche tariffari ufficiali ed ufficiosi di grafici freelance e agenzie. Giusto per darvi qualche informazione aggiuntiva, pare che la prassi preveda la consultazione di un tariffario ufficiale (il tariffario AIAP), che però bisogna comprare. Al costo di 40 euro. Ho pensato che potevo farne a meno, scommetto che lo penserete anche voi <img src='http://www.yaiadesign.com/portfolio-e-blog-grafica/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Il mio consiglio: non fermatevi all&#8217;italia, buttate un occhio anche alle tariffe estere, prendete appunti e cercate di fare una media più o meno seria di tutto.<br />
<h5>(Potete anche sbirciare la pagina delle <a href="http://www.yaiadesign.com/portfolio-e-blog-grafica/tariffe/">MIE tariffe </a>per scoprire a quali conclusioni sono arrivata io).</h5>
<h3>Fatto? Bene. </h3>
<h5><strong>Il prossimo punto rappresenta il nocciolo della questione.</strong></h5>
<p>Il tariffario che avete stilato vi sembra difficile da applicare? Avete la sensazione di rubare e, peggio, siete quasi certi che al primo preventivo riceverete, invece di una firma, una grassa risata accompagnata da una pernacchia?<br />
Ok, andiamo avanti e cerchiamo di scoprire, nel caso ce ne fosse bisogno, <strong>perché un grafico freelance dovrebbe guadagnare più di un grafico impiegato in uno studio o più di un operaio qualificato.</strong></p>
<p>Anche quello può variare da un lavoratore freelance all&#8217;altro ma, in linea di massima, i fattori da valutare sono i seguenti:</p>
<h3><strong>Fattore n. 1 &#8211; spese da sostenere</strong></h3>
<p>Le spese di un grafico stipendiato o di un operaio qualificato sono sostenute dall&#8217;azienda per cui lavorano. Le spese che voi dovete sostenere sono tutte, esclusivamente, inderogabilmente (^^) a carico vostro.<br />
Quali sono queste spese? So bene che per ricordarle non avete bisogno di me, ma le elenco per quei non-grafici (magari clienti o potenziali tali) che, curiosamente, stanno leggendo questo articolo.</p>
<h4>1. Il computer, il/i monitor, la tavoletta grafica, lo scanner e tutte quelle belle cose lì.</h4>
<p>Non solo dobbiamo comprarli (e sborsare belle cifre, visto che necessitiamo di prestazioni elevate per svolgere al meglio il nostro lavoro!), ma dobbiamo tenere il sistema aggiornato&#8230; altrimenti, anche avendo investito migliaia di euro, dopo un anno o due ci troveremo all&#8217;età della pietra mentre i nostri concorrenti si muovono a bordo di uno shuttle!</p>
<h4>2. I programmi di grafica e le licenze.</h4>
<p> Non ci avevate pensato? Beccati! Attualmente, il costo della licenza singola per la Adobe Creative Suite 5 Master Collection si aggira intorno 3000 euro, e chiaramente non è l&#8217;unica serie di software di cui avrete bisogno.</p>
<h4>3. Vivere nella legalità ha un costo: P. IVA, camera di commercio, inps, tasse&#8230;</h4>
<p> Il vostro cliente vuole fatturare, giusto? Vuole, lui, vivere nella legalità? Beh&#8230; anche voi! Tra spese fisse, contributi vari e tasse, tenete presente che tutto quello che guadagnate verrà, alla fine, quasi dimezzato. O peggio. Quando un grafico impiegato in un&#8217;agenzia o un operaio vi dicono quanto guadagnano, tenete presente che al datore di lavoro non costano quella cifra ma quasi il doppio. Per la stessa ragione. Questo pensiero vi è d&#8217;aiuto, vero?</p>
<h4>4. Le immagini di stock (e anche altro materiale già pronto che, a volte, si rende indispensabile)</h4>
<p> Pensare che avevo quasi dimenticato di inserirlo, questo punto. Come ho potuto! Dunque, di solito il problema nasce quando lui (il cliente), bello bello, esordisce così: &#8216;qui ci mettiamo una bella foto di due pensionati allegri, qui ci mettiamo una famigliola felice che gioca in spiaggia, qui&#8230;&#8217;; ora, non è dato sapere se vi intendiate anche di fotografia, ma in ogni caso dubito fortemente che abbiate intenzione di assumere degli attori, montare un set e perdere una giornata per impaginare un volantino pagato 40 o 50 euro, dico bene? I siti che vendono immagini nascono per questo, e ci sono fotografi che riescono a tirare fuori un secondo stipendio mettendo a disposizione i propri scatti (a proposito, fateci un pensierino <img src='http://www.yaiadesign.com/portfolio-e-blog-grafica/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> ). Ma le foto costano! Gli abbonamenti o i singoli crediti si pagano, e i vostri clienti neanche lo sanno! Ecco, sappiate che nella migliore delle ipotesi vi toccherà pagare 150-200 euro al mese solo per avere accesso alle famose immagini di stock da inserire nei vostri lavori. <strong>Deve valerne la pena.</strong></p>
<h4>5. Spostamenti, benzina e&#8230; accessori.</h4>
<p> Voi non siete solo dei grafici. Voi siete anche dei procacciatori d&#8217;affari, degli agenti commerciali. A meno che (caso raro) non abbiate assunto qualcuno che lo faccia per voi (e in quel caso dovreste comunque sostituire lo stipendio di quel qualcuno a questo punto, quindi non è che faccia grande differenza), siete voi a dovervi recare agli appuntamenti con i potenziali clienti o i clienti già acquisiti che, di tanto in tanto (o molto spesso, nel qual caso vi consiglio di mettere subito in chiaro che il vostro lavoro si svolge in un altro modo, o rischiate di perdere TROPPE ore di lavoro preziose disquisendo del più e del meno, accettando caffè e/o vestendo i panni dell&#8217;esperto di computer tuttofare che configura la posta elettronica o spiega a segretarie appena appena teletrasportate dagli anni &#8217;50 come usare microsoft word), reclamano la vostra presenza fisica. Cosa intendo, in euro? Benzina, ore non retribuite&#8230; oltre al fatto che avere con sé accessori tecnologici (laptop, netbook, tablet&#8230; fate voi) diventa indispensabile sia all&#8217;utile scopo di mostrare esempi del vostro operato, sia per mantenere un certo tono. Non adiratevi, è la pura e semplice realtà: un cliente che vi vede &#8216;accessoriati&#8217; è più facilmente portato a pensare che siate esperti in quello che fate. Per cui, se dovete scegliere se investire tot nell&#8217;aggiunta di un corso inutile che occupa, però, tre o quattro righe sul vostro curriculum (e quindi fa volume) o nell&#8217;acquisto di un tablet che incuriosisce chiunque ci poggi l&#8217;occhio sopra, optate per la seconda scelta.</p>
<h3><strong>Fattore n. 2 &#8211; Blocco creativo, malattia, ferie&#8230;</strong></h3>
<p>Esattamente in quest&#8217;ordine. Ed è l&#8217;ordine di importanza, fidatevi. Saranno più le volte in cui affronterete un blocco creativo che quelle in cui dovrete affrontare febbre e patologie varie. O almeno&#8230; vi auguro che sia così.</p>
<h4>Il blocco creativo. Ovvero: tutto quello che provo a fare oggi (o questa settimana, o addirittura questo mese) fa&#8230; andare di corpo. Ho voluto essere fine.</h4>
<p>Se lavoraste in catena di montaggio non potreste avere un calo della produttività a meno che non vi rompiate un braccio o non vi venga una broncopolmonite (fatti gli scongiuri?). Del problema &#8216;malattia&#8217;, però, parlerò nel prossimo punto. Per adesso, senza andare troppo lontano, mi soffermerei sulla principale piaga di questo mestiere: la mancanza di ispirazione. Come la mettiamo? Che tipo di indennizzo avete? Come fate a fronteggiare un&#8217;eventualità come questa se non vi siete, scusate il francesismo, parati il fondoschiena al momento opportuno? Il mago Merlino, la fata turchina, Mary Poppins e tutti quei simpatici azzeccagarbugli che vi tenevano compagnia da piccoli, purtroppo, non esistono. Dovete essere previdenti. La vostra tariffazione oraria prevede, seppure in minima parte, una sorta di &#8216;assicurazione&#8217;.</p>
<h4>E&#8230; e&#8230; eeetciù!</h4>
<p>Si sa: ogni anno arriva. Non potete sottrarvi. Almeno una volta ci cascherete anche voi. Febbre, dolori, nausee, altri problemi meno simpatici: l&#8217;influenza ha avuto la meglio. Se foste degli impiegati ve ne stareste a casa a dormire, vi mettereste &#8216;in malattia&#8217;. Pazienza, il titolare dovrà fronteggiare la situazione, giusto? Ok. In questo caso, il titolare non esiste. O meglio esiste, ma siete voi titolari di voi stessi, e siete anche gli impiegati. Se state male voi, l&#8217;intera baracca chiude finché non vi sarete ripresi, e la produttività scende a 0. Come fate? Al di là della mortificazione e delle sentite scuse per i disservizi che fornirete al vostro cliente, il ritardo nel lavoro si tradurrà anche in un ritardo nei pagamenti. Ed ecco perché le tariffe che applicate normalmente devono coprire episodi del genere.</p>
<h4>Ferie? Chi, io?</h4>
<p> Ed eccoci qua. Pieno agosto, i vostri amici hanno prenotato un bel viaggio a Londra da circa 6 mesi, ma soprattutto: i vostri stessi clienti chiudono e vanno al mare con la famiglia. Siete preparati o vi ritroverete improvvisamente con il famoso (o quantomeno citato già diverse volte in questo articolo) deretano per terra? <img src='http://www.yaiadesign.com/portfolio-e-blog-grafica/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' />  Avete appena realizzato che per voi non ci sono tredicesime, quattordicesime, ferie pagate, premi&#8230;?<br />
Bene, accertatevi che le vostre tariffe orarie/a progetto o gli accordi (nel caso abbiate stipulato dei contratti/pacchetti mensili o annuali con dei clienti) prevedano che vi rimanga in tasca qualche soldo anche durante le ferie&#8230; altrimenti, il periodo che il resto del mondo attende con ansia tutto l&#8217;anno si trasformerà, per voi e solo per voi, in un gigantesco grattacapo.</p>
<h3><strong>Fattore n. 3 &#8211; Le chiamano &#8216;varie ed eventuali&#8217;.</strong></h3>
<p>E voi sapete bene (o imparerete presto) che più che un&#8217;eventualità sono una certezza.</p>
<h4>Cinque minuti&#8230;</h4>
<p>Loro dicono sempre così. Ma, a meno che non siate delle panatine da friggere, è veramente IMPROBABILE che un qualsiasi lavoro possa durare, nel suo insieme, solo &#8216;cinque minutiiii, dai&#8230;&#8217;. Loro non tengono conto di tutta una serie di cose (che, del resto, ignorano). Per cui, se ci tenete alla vostra salute fisica e mentale, cominciate (nei limiti) a dare un prezzo a tutto quello che fate, o a monitorare il tempo che spendete e applicare la tariffazione oraria. Lo so&#8230; pare brutto. Ma a simpatiche richieste di 5 minuti può capitare di riempire giornate intere (non scherzo), senza vedere il becco di un quattrino. Vi piace? Non credo proprio.</p>
<h4>Il valore del vostro lavoro.</h4>
<p> Ricordatevi che il vostro lavoro ha un valore, prima ancora che un prezzo. Quello che voi producete, grazie alla creatività di cui siete dotati, aiuta gli altri a guadagnare. Una newsletter, un volantino, una brochure, un sito, una pagina facebook&#8230; qualunque cosa realizzate per il vostro cliente, se la realizzate bene (se vi si mette, quindi, nella condizione di <strong>lavorare bene</strong>) porterà ad un incremento delle vendite o della notorietà del prodotto che il vostro cliente cerca di vendere/distribuire. Non dovete mai dimenticare questo aspetto della faccenda, mai chiedervi cose come &#8216;ma come posso chiedere tanto per un oggetto così piccolo?&#8217;. Mai. Non dovete farlo perché non è giusto, ma anche perché a minore retribuzione corrisponde (è umano) minore interesse nella realizzazione. I lavori mediocri, anche quando vengono accettati da un cliente, non sono un buon investimento per voi. Voi vivete soprattutto di passaparola, una critica negativa che si diffonde rappresenta un danno <strong>ENORME</strong>.</p>
<h4>Gli orari e il lavoro nel weekend.</h4>
<p> Capiterà. Capiterà spesso, forse anche troppo. Non dovrebbe essere così, ma voi sapete bene che (causa scadenze impossibili) lavorare ad orari improponibili e durante il finesettimana è quasi prassi. Per caso lo mettete in conto come straordinario? No. Il compenso rimane lo stesso, ma rischiate di perdere gli amici e il coniuge. Pensate anche a questo, la prossima volta che vi sembrerà di chiedere troppo.</p>
<h4> Spero che la lettura di questo articolo vi abbia, almeno un po&#8217;, chiarito le idee sul perché è giusto che non svendiate il vostro tempo e il vostro genio. Potete anche riproporlo direttamente ai vostri clienti, se vi è d&#8217;aiuto (citate la fonte, però!). Ricordate anche che, da che mondo è mondo, esistono lavori che si fanno con la testa e lavori che si fanno con le braccia. Pagati diversamente, certo. Non permettete a nessuno, mai più, di sostenere che voi siate strapagati e conduciate una vita comoda, perchè ovviamente non è vero.</h4>
<h2>Volete sapere se predico bene e razzolo male, vero?</h2>
<h4>D&#8217;accordo: no. Anch&#8217;io ho vissuto e vivo questo dilemma a cadenza regolare e anch&#8217;io, a volte, chiudo un occhio su qualcosa. Ma, in generale, applico le tariffe che potete consultare <a href="http://www.yaiadesign.com/portfolio-e-blog-grafica/tariffe/">QUI</a>. E quando un cliente storce il naso perché pensa che il prezzo sia alto, gira i tacchi e non torna, non è lavoro perso: è salute guadagnata <img src='http://www.yaiadesign.com/portfolio-e-blog-grafica/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  </h4>
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